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Marco NardinL’annuncio della presentazione, nel collegio uninominale per il Senato di Venezia, di un imprenditore veneto tra le fila dell’M5s, ha fatto girare molte teste e sollevare molte domande. Anche perché l’imprenditore in questione non era il classico informatico proveniente da una lunga militanza nei meetup.

Marco Nardin, prima della candidatura, era noto per essere stato, dal 2012 al 2016, presidente dei giovani di Confartigianato. L’associazione di categoria, per quanto apolitica, era stata tradizionalmente associata al centro-destra e di certo si era distinta, almeno nei comunicati ufficiali, per una critica al governo molto distante dall’appoggio costante di Confindustria. È stato uno spunto sufficiente per interrogarsi su un mutamento che sarebbe in atto nelle scelte elettorali e nei punti di riferimento politici tra i piccoli imprenditori.

Sono stato individuato dal Movimento. Mi hanno proposto di fare quello che ho sempre fatto in materia di rappresentanza, cioè parlare delle Pmi e dei loro problemi. Mi è venuto naturale accettare.

Tre i punti da annotare: la priorità alla formazione, il rafforzamento del Fondo di garanzia per le Pmi (da poco peraltro riformato) e il sostanziale via libera ai dazi protezionistici, una delle misure più votate nel programma economico dell’M5s.

 

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